17 Ottobre 2019
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Cambiamenti climatici: l’Italia al centro delle aree più interessate, ma può dare segnali positivi

20-09-2019 18:38 - News Generiche
L'agricoltura sostenibile, i piani di adattamento, la creatività necessaria a trainare un settore produttivo di qualità, guardando alle conoscenze scientifiche sui cambiamenti climatici e nella direzione della sostenibilità: il nostro Paese può avere un ruolo importante per il futuro in un contesto globale, in cui protagonisti sono, tra gli altri, il cibo, le abitudini alimentari, l'uso sostenibile del suolo e il dialogo tra scienza e società.

Una notizia buona e una cattiva per l'Italia sono quelle, che emergono dai contenuti dell'ultimo rapporto dell'IPCC (International Panel of Climate Change) su “Cambiamenti Climatici e Territorio”.
"La notizia cattiva è che l'Italia è al centro della regione mediterranea, una delle aree più interessate da impatti significativi degli eventi estremi. La buona notizia è che il nostro Paese può dare al mondo segnali positivi".
Sono parole di Riccardo Valentini (Fondazione CMCC, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e Università della Tuscia), unico autore italiano del Rapporto Speciale dell'IPCC su Cambiamenti Climatici e Territorio, alla cui presentazione hanno partecipato anche Donatella Spano (CMCC e Università di Sassari) e Lucia Perugini (CMCC, Divisione di ricerca che studia gli impatti dei cambiamenti climatici su agricoltura, foreste e servizi ecosistemici).

"Per la prima volta - spiega Valentini - nel rapporto si parla di agricoltura sostenibile come di una soluzione al problema. In Italia abbiamo tanta creatività e un settore produttivo di qualità, che vede impegnati molti giovani. Inoltre, possiamo fare di più in termini di educazione alimentare. Quel che è fondamentale è che si agisca in fretta: la scienza deve avere una ricaduta sulla società e la politica ha un ruolo fondamentale in questo."

"Abbiamo tutte le carte in regola dal punto di vista dei piani di mitigazione per la riduzione delle emissioni di gas serra e per i piani di adattamento - commenta Donatella Spano, che ha seguito da vicino la stesura del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici - Ora si tratta di trovare il modo di rendere operative le indicazioni, che la comunità scientifica ha messo a disposizione."

Durante la presentazione, i tre scienziati hanno sottolineato che siamo abituati a pensare alle emissioni di CO2 solo in relazione alla produzione energetica e ai trasporti. E' però importante sottolineare che i settori, che hanno a che fare con il territorio (agricoltura, foreste e altri usi del suolo, quello che gli esperti chiamano AFOLU) sono responsabili del 23% delle emissioni totali, una cifra che arriva al 37%, se si includono i processi di trattamento dei prodotti alimentari. Questo vuol dire che le attività umane esercitano una enorme pressione sul pianeta attraverso l'utilizzo del 73% delle terre emerse (ghiacci esclusi).

Il tema è molto complesso, perché se da una parte la strada spinge verso soluzioni finalizzate ad ottenere la riduzione della concentrazione di CO2 in atmosfera e quindi si invita a puntare su riforestazione sostenibile per aumentare la capacità del pianeta di assorbire e trattenere carbonio, dall'altra parte il suolo è soggetto ad una elevata competizione tra attività diverse: bisogna fare attenzione, ad esempio, che le aree destinate alle foreste o alla produzione di biocarburanti non incidano negativamente sulla produzione di beni alimentari.

Argomenti molto rilevanti del rapporto sono il cibo, il modo in cui lo produciamo, il modo in cui lo consumiamo, il modo con cui lo perdiamo o lo sprechiamo. Dal 1961 ad oggi, l'offerta di cibo pro capite è aumentata del 30%, le risorse idriche impegnate per irrigazione sono aumentate del 100%, mentre dell'800% è cresciuto l'uso di fertilizzanti.
In questo contesto, i fattori climatici contribuiscono a mettere sotto stress il sistema, con conseguenti influenze sulla sicurezza alimentare e cioè sulla capacità delle persone, a livello globale, di avere disponibilità di cibo, di poterlo utilizzare, di potervi accedere in maniera stabile e costante.

Le sfide poste dall'uso del suolo, così come è stato descritto, si possono affrontare con una serie di azioni integrate.
La gestione del territorio comprende il settore agricolo (aumentare la produttività agricola in maniera sostenibile), le foreste (riduzione della deforestazione e gestione forestale sostenibile, evitando competizione con il settore agricolo), la gestione del suolo che contiene e mantiene il doppio del carbonio contenuto in atmosfera.

Il sistema alimentare, grande novità di questo rapporto, è responsabile del 37% delle emissioni globali, di cui quasi un terzo derivanti da sprechi alimentari. Comportamenti che incidano sulle abitudini alimentari, ossia sulle diete, possono avere un impatto considerevole sulle emissioni di gas serra. Riducendo il consumo di carne (in particolare carne rossa) e di latticini ai livelli definiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, si può fare molto per contenere i cambiamenti climatici e migliorare le condizioni di salute. Tra le varie diete considerate dagli scienziati dell'IPCC, la dieta mediterranea è una delle più virtuose.




Fonte: Ufficio stampa

Il Consorzio di Bonifica dell'Ufita

www.bonificaufita.it

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